Aforismi: Ermete Trismegisto Citazioni Famose

Citazioni Famose "Ermete Trismegisto" - Aforismi

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto / e ciò che è in alto è come ciò che è in basso / per fare i miracoli della cosa una. / E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, / così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.
(Ermete Trismegisto)

Tutto ciò che è in alto è come ciò che è in basso, tutto ciò che è in basso è come ciò che è in alto. E questo per realizzare il miracolo di una cosa sola da cui derivano tutte le cose, grazie ad un'operazione sempre uguale a se stessa.
(Ermete Trismegisto "La tavola di Smeraldo")

Se vuoi cambiare il tuo stato d'animo o il tuo stato mentale, modifica la tua vibrazione.
(Ermete Trismegisto)

Tratto da: Il Il Kybalion
Giusto sarebbe invece, seguire l’esempio dei saggi, che, come dice il « Kybalion », si servono della legge contro le leggi, di ciò che è più in alto contro ciò che è più in basso, e grazie all’alchimia, tramutano « quel che è indegno in degno e desiderabile, e giungono così al vero trionfo ».
Evitiamo quindi la mezza saggezza, (che equivale a follia) che non fa rendere conto che, la più alta saggezza, non consiste di sogni abnormi, visioni fantastiche, strani sistemi di vita; bensì d’impiego delle più alte energie contro le infime, « sottraendosi così ai dolori dei piani più bassi, con vibrazioni su quelli più alti ». Non dimentichiamo che «la trasmutazione è l’arma del maestro, non sciocca negazione ».

Tratto da: Il Il Kybalion
Ma se questa sensazione di realtà è così forte nelle nostre menti finite, immaginiamo come dev’essere infinitamente più potente per quel che concerne le immagini mentali create nella mente dell’infinito! Per noi mortali il nostro universo mentale è l’unica realtà di cui abbiamo nozione, malgrado andiamo sempre più in alto, innalzandoci da piano a piano. Conoscerlo attraverso l’esperienza, significherebbe essere il TUTTO.
Naturalmente, più andiamo avanti sulla scala, più ci avviciniamo alla Mente Infinita, mentre ci diviene sempre più evidente la natura illusoria delle cose; nonostante ciò; ne rimarrà una pur minima traccia, finché il TUTTO non sarà giunto ad Incorporarci. Evitiamo di soffermarci troppo sull’evidenza dell’illusione, ma riconosciamo invece per vera la natura dell’universo e le sue leggi mentali, che dobbiamo adoperare per ricavare gli effetti migliori nella nostra ascensione onde passare più rapidamente ai piani supremi dell’Essere. Non perché questo ha una natura mentale, vengono meno le leggi dell’universo, poiché tutto, tranne il TUTTO, è soggetto ad esse.

Tratto da: Il pimandro - DISCORSO UNIVERSALE DI ERMETE TRIMEGISTO AD ASCLEPIO
Ermete: Tutto ciò che è mobile,o Asclepio, non si muove in qualche cosa e per qualche cosa?
Asclepio: Certo.
Erm.: Il mobile non è, necessariamente, più piccolo del luogo dove si compie il movimento?
Ascl.: Necessariamente.
Erm.: Il motore non è più forte del mosso?
Ascl.: Sicuramente.
Erm.: Il luogo del movimento non ha, di necessità, una natura contraria a quella del mobile?
Ascl.: Sì, certo.
Erm.: Questo mondo è così grande che non vi sono corpi più grandi di esso?
Ascl.: E' evidente.
Erm.: Ed è solido poiché e riempito di gran numero di corpi o piuttosto da tutti i corpi che esistono?
Ascl.: Così è.
Erm.: Il mondo è un corpo?
Ascl.: Si .
Erm.: Ed è mobile?
Ascl.: Senza dubbio.
Erm.: Quale sarà dunque il luogo del suo movimento e di quale natura? Non bisogna che sia assai più grande del mondo perché questo possa muoversi senza essere ritenuto o arrestato nel suo cammino?
Ascl.: E' qualche cosa di ben grande, o Trimegisto.
Erm.: Ma di qual natura? Di natura contraria, non è vero? Ed il contrario del corpo non è l'incorporeo?
Ascl.: Evidentemente.
Erm.: Il luogo è dunque incorporeo. Ma l'incorporeo o è divino o è Dio. Io chiamo " Divino " non ciò che è generato, ma ciò che è increato. Se è divino è essenziale; se è Dio è al di sopra dell'essenza. In altre parole è intellegibile, ed ecco come: Il primo Dio è intelligibile, per noi, non per sè stesso, poiché l'intelligibile cade sotto la sensazione dell'intelligente. Dio non è dunque intelligibile per sé stesso, poiché in Lui il soggetto pensante non è altro che l'oggetto pensato. Da noi egli è differente perciò noi lo concepiamo. Se lo spazio è intelligibile non è Dio, ma spazio. Se è Dio, è, non come spazio, ma come principio d'intendimento. Ma tutto quel che è mosso si muove non nel mobile, ma nello stabile. Il motore è dunque stabile, giacchè è impossibile per lui il movimento.
Ascl.: Come dunque, o Trimegisto, noi vediamo qui i mobili muoversi insieme con i loro motori ?
Poiché tu dicevi che le sfere mobili erano mosse dalla sfera fissa.
Erm.: Ma quello non è un commovimento, o Asclepio, ma un contro-movimento. [ Queste sfere ] non si muovono nel medesimo senso, ma in senso contrario. Questa opposizione offre un movimento, una resistenza fissa, giacchè la reazione ai movimenti è l'immobilità: perciò le sfere erranti, essendo mosse in senso contrario alla sfera fissa, il loro movimento inverso è prodotto dalla resistenza che si fanno a vicenda e non può essere altrimenti. Tu vedi le Orse che non tramontano né risorgono e girano attorno a un punto: credi tu che siano mosse o che stiano ferme?
Ascl.: Sono mosse, o Trimegisto.
Erm.: E quale è il loro movimento, o Asclepio?
Ascl.: Esse girano continuamente attorno a un medesimo punto.
Erm.: Una rivoluzione attorno a un punto è un movimento contenuto nella fissità. Giacchè la circolazione attorno ad un punto impedisce il moto sopra di esso, e questo moto impedito è contenuto nella circolazione. E così l'opposizione di questi due movimenti produce uno stato stabile mantenuto sempre dalle resistenze reciproche. Te ne darò un esempio visibile, preso dalle cose terrestri . Osserva, per esempio, il nuoto dell'uomo e degli altri animali : la reazione dei piedi e delle mani rende l'uomo immobile e gl'impedisce d'essere trascinato nel movimento dell'acqua e d'annegarsi.
Ascl.: Questo paragone è molto chiaro, o Trimegisto.
Erm.: Ogni movimento è dunque prodotto nella fissità e mediante la fissità. Così il movimento del mondo e di ogni animale materiale non viene dal difuori ma è prodotto dal di dentro al difuori per mezzo dell'anima, dello spirito o di qualche altro principio incorporeo. Poiché un corpo non può muovere quel che è animato e non può neppure muovere un corpo inanimato.
Ascl.: Che cosa vuoi dire, o Trimegisto? Il legno, la pietra e tutti gli altri corpi inanimati , non sono essi motori ?
Erm.: Niente affatto, o Asclepio. Perché ciò che è al di dentro del corpo, ciò che muove l'oggetto inanimato non è esso il motore comune del corpo che porta e dell'oggetto portato ? Giammai un oggetto inanimato potrà muovere un altro oggetto inanimato. Ogni motore è animato poiché produce movimento. Così si vede che l'anima è appesantita quando deve portare due corpi . E' dunque evidente che ogni movimento sia prodotto in qualche cosa e da qualche cosa.
Ascl.: Ma il movimento deve essere prodotto nel vuoto, o Trimegisto.
Erm.: Non dir questo, Asclepio ! Non c'è vuoto nell'universo. Il non essere soltanto è vuoto ed al di fuori dell'esistenza: l'essere non sarebbe tale se non fosse esistente. Ciò che è vuoto non può esistere.
Ascl.: Non vi sono dunque cose vuote, o Trimegisto, per esempio: un vaso vuoto, una botte vuota, un pozzo vuoto, uno scrigno vuoto e altre cose simili ?
Erm.: Qual errore, o Asclepio ! Tu chiami vuote delle cose pienissime e riempitissime.
Ascl.: Che cosa vuol dire, o Trimegisto?
Erm.: L'aria non è forse un corpo?
Ascl.: Si è un corpo.
Erm.: Questo corpo non attraversa tutte le cose e non riempie quello che attraversa? Ed ogni corpo non è composto di quattro elementi ? Tutto ciò che tu credi vuoto è, dunque pieno d'aria e, di conseguenza, dei quattro elementi . E viceversa, si può dire che ciò che tu credi pieno è privo d'aria giacchè la presenza di altri corpi non permette che l'aria occupi lo stesso posto. Così gli oggetti che tu chiami vuoti bisogna chiamarli cavi poiché esistono e son pieni d'aria e di spirito.
Ascl.: Non c'è nulla da rispondere a questo, o Trimegisto. L'aria è un corpo e questo corpo tutto compenetra e riempie tutto ciò che compenetra. Ma come chiameremo il luogo dove si muove l'universo ?
Erm.: Incorporeo, O Asclepio.
Ascl.: Ma che cosa è dunque l'incorporeo ?
Erm.: L'Intelligenza e la Ragione che si abbracciano e son libere dal corpo, prive d'errore, impassibili e che restano fisse in sé stesse e contengono tutto, conservando tutti gli esseri ; e quasi loro raggi , sono il bene, la verità, il principio della luce, il principio dell'anima.
Ascl.: Che cosa è dunque Iddio ?
Erm.: Dio non è nulla di tutto ciò, ma è la causa di tutto in generale e di ciascun essere in particolare. Egli non ha lasciato nulla che non sia; ogni essere viene da ciò che è e non da ciò che non è. Il nulla non può diventare qualche cosa: è nella sua natura il non poter essere. La natura dell'essere invece è quella di non poter cessare d'essere.
Ascl.: Come, dunque , tu definisci Iddio ?
Erm.: Dio non è l'Intelligenza, ma la Causa dell'Intelligenza: non è lo Spirito, ma la Causa dello Spirito; non è la Luce, ma la causa della Luce. I due nomi coi quali bisogna onorar Dio non convengono che a lui solo e a nessun altro. Nessuno di quelli che si chiamano Dei , nessun uomo né demone può, in alcun modo, esser chiamato buono: questo titolo conviene solo a Dio:
egli è il Bene e non altro. Tutti gli altri esseri sono separati dalla natura del bene: sono corpi e anime e non v'è posto in essi per il bene. Il bene eguaglia in grandezza l'esistenza di tutti gli esseri corporei e incorporei , sensibili e intelligibili . Questo è il Bene, questo è Dio.
Non dire dunque di un altro essere che è buono: diresti un'empietà; non dir di Dio che è altra cosa che il bene; diresti un'altra empietà. Tutti adoperano la parola " bene " ma non tutti ne comprendono il significato: così non tutti concepiscono Iddio, e, in seguito a questa ignoranza, si chiamano buoni gli Dei e alcuni uomini benchè questi non possano né essere né divenir buoni poiché sono diversissimi da Dio e il bene è da lui inseparabile essendo Iddio il bene stesso. Tutti gli altri Dei son detti immortali e si dà loro il nome di Dei come dignità. Ma per Dio il bene non è una dignità, è la sua natura: Dio e il bene sono una sola e stessa cosa e il principio di tutte le altre cose, giacchè è proprio della bontà dar tutto senza nulla ricevere: ora Dio dà tutto e non riceve nulla. Dio è dunque il bene e il bene è Dio.
L'altro suo nome è quello di Padre a cagione del suo ufficio di creatore, giacchè è proprio del padre il creare. Ed è perciò che la più alta e la più sacra funzione della vita è la generazione, e la più gran disgrazia e la più grande empietà è quella di lasciare la vita umana senza aver figli.
Quelli che mancano a questo dovere son puniti dai dèmoni dopo la morte. Ecco qual è la pena:
l'anima di chi è senza figli è condannata ad entrare in un corpo che non è né maschio né femmina, condizione orribile sotto il sole.
Perciò, o Asclepio, non invidiare la sorte di quelli che non hanno figli , ma compiangi la loro disgrazia, pensando all'espiazione che li attende.
Questi sono , o Asclepio, i primi elementi della conoscenza della natura di tutte le cose.

Tratto da: Il Kybalion, CAPITOLO SESTO - IL DIVINO PARADOSSO
« I mezzi-saggi che, riconoscendo la parte di irreale che è nell’universo, credono di poterne infrangere le leggi, sono in realtà, soltanto degli sciocchi, che, per la loro pazzia, finiranno con lo spaccarsi la testa sulle rocce, vinti dagli elementi. I veri saggi, invece, che sanno qual’è la natura dell’universo, usano la Legge contro le leggi, ciò che è più elevato contro quel che è più in basso; e riescono a tramutare l’indegno in degno con l’alchimia mentale. E’ per tutto ciò, che essi sono dei vincitori. Le conoscenze più alte non consistono in strani sogni, assurde visioni o immagini fantastiche; ma nel sapersi servire delle energie più alte contro le più basse, sottraendosi alle sensazioni dolorose dei piani più bassi, con opportune vibrazioni sui più alti.
La grande arma dei Maestri è la trasmutazione, non la vana negazione! - IL «KYBALION»
Quando il TUTTO dà inizio alle sue creazioni, assieme al principio di polarità, si manifesta inequivocabilmente il paradosso dell’universo.
Esser consapevoli di ciò, significa oltrepassare la linea che separa i mezzi-saggi dai saggi.
Se per il TUTTO, l’universo con le sue leggi, fenomeni, vita e potenza appare nello stato di sogno, di meditazione, per noi esseri finiti, fa parte della realtà, e ugual sorte hanno la vita, l’azione, il pensiero.
Il tutto pur nella consapevolezza della sua natura immaginaria, mentale. Ad ogni piano le sue leggi.
Male sarebbe per l’universo se il TUTTO lo considerasse reale! Cesserebbe il continuo tenere verso l’alto, il divino, e l’universo diverrebbe un qualcosa di immobile, statico, privo di progresso.
Chi si ostina a voler pensare all’universo come a qualcosa di irreale, finisce per farlo divenire veramente tale, cosicché prende a vivere come un sonnambulo, girando sempre in tondo, per ritrovarsi al punto di partenza; finché svegliatosi, si ritrova contuso e sanguinante per aver cozzato con quelle leggi di natura che si è ostinato a ignorare.
Rivolgete pure i vostri occhi alle stelle, ma non scordate di guardare dove mettete i piedi, potreste scivolare nel fango! Tenete a mente il « divino paradosso », per cui l’universo, mentre NON E’, E’ tuttavia.
Ricordate anche i due poli della verità, assouto e relativo, non lasciatevi convincere dalle mezze verità.

Questa legge del paradosso ermetico, non è altri che uno degli aspetti del principio di polarità, in riferimento al quale molte pagine sono state scritte dagli ermetici, nella trattazione dei problemi di vita ed essere. I maestri, infatti, ricordano frequentemente ai loro discepoli, di non lasciarsi tentare dall’errore di omettere, in ogni problema, « l’altra parte», e in particolar modo raccomandano molta attenzione coi problemi riguardanti l’assoluto e il relativo, il punto debole di ogni filosofo, che portano a pensare ad agire quasi si fosse privi del più elementare « senso comune ».
Da parte nostra, raccomandiamo a tutti gli interessati di scienze occulte la massima cautela per quel che concerne la comprensione del « divino paradosso», onde non restino imbrigliati nella rete delle mezze verità.
E’ al raggiungimento di questo scopo che verte particolarmente questa lezione, per cui tenetene il debito conto.
Chi si rende conto che l’universo non è che una creazione mentale del TUTTO, per prima cosa pensa che esso e tutto ciò che contiene non è che un’illusione, un’irrealtà, qualcosa contro cui tutti i suoi istinti si ribellano. Ma questa, come ogni altra grande verità, deve essere guardata sotto la luce sia del punto di vista assoluto, che di quello relativo.
Sotto il primo, si presenta dunque, come illusorio, innaturale e fantasmagorico rispetto al TUTTO in se.

Riconosciamo però questa validità anche al secondo, in quanto parliamo del mondo come di quel « complesso di cose » che muta continuamente, nasce e muore, poiché l’idea di mobilità, di finitezza, di non-sostanzialità, è sempre unita a quella di una creazione; anche qualora questa sia in antitesi con l’idea del TUTTO, senza con ciò pregiudicare le nostre convinzioni sulla natura di ambedue. Tutti sono d’accordo su questo: il teologo, il metafisico, lo scienziato, il filosofo, e la stessa teoria è presente in ogni forma di pensiero filosofico o religioso, come anche nei postulati delle scuole di metafisica e di teologia.
Per cui, sebbene il modo in cui il soggetto è mostrato ai lettori, sia, seguendo gli insegnamenti ermetici, assai più strano e impressionante, predicando la non-sostanzialità dell’universo, pure, esso non differisce molto, nella sua essenza, da termini a voi molto più familiari.
Per ogni corrente intellettuale o filosofica, quel che ha un inizio e un termine, non può non sembrare irreale, immaginario, data la sua finitezza; quindi, lo stesso ragionamento è applicabile anche all’universo.
Per cui, basandoci sulla visione assolutistica, niente è reale tranne il TUTTO; senza con ciò pregiudicare il modo o la terminologia con i quali ci si può accostare all’argomento. Da ciò, che l’universo sia o meno di materia, limitato nella sua durata o essenziale, esso è sempre un qualcosa formato da tempo, spazio, e in incessante modificarsi.
Prima di concepire un’idea sulla natura men tale dell’universo, è necessario tener conto di questo fatto, valido anche per ogni altra concezione.
Ricordiamoci però, che esiste anche il rovescio della medaglia, dato dal punto di vista relativo.
Se la definizione della « verità in assoluto » è: « cose come le conosce la mente di Dio », quella relativa sarà: « cose come sono viste e intese dall’uomo nelle sue più alte accezioni ».
Quindi, l’universo è per il TUTTO irreale, frutto di sogno o di meditazione, mentre per le menti finite, che fanno parte di questo stesso universo, esso può non essere, in quanto visto da menti e poteri mortali, qualcosa di più che reale.
Pur mantenendo come valida la visione assolutistica, bisogna ricordare che noi non siamo il TUTTO e che quindi non dobbiamo erroneamente ignorare o negare i fenomeni dell’universo, come si presentano alle nostre menti umane. Ad esempio, ben sappiamo qual’è, ai nostri sensi, la sensazione di « esistenza » della materia, e assai imbarazzante sarebbe affermare il contrario. Tutto questo, anche se sappiamo che, scientificamente, non esiste quel qualcosa che chiamiamo con tanta sicurezza, «materia». In realtà, diamo questo nome ad un aggregato di atomi, i quali, a loro volta, non sono che l’unione di ioni ed elettroni, cioè di unità di energia che vibrano in costante movimento circolare. Malgrado ciò, se noi diamo un calcio ad una
pietra, ne sentiamo la resistenza come fosse una materia fissa, questo perché il piede è come la materia costituito di elettroni, e quindi sente l’urto della massa e lo trasmette ai centri nervosi, cosicché questa sensazione materiale raggiunge il cervello. D’altra parte è proprio grazie alla nostra mente che possiamo avere nozione del piede o della pietra. Lo stesso processo avviene al pittore o allo scultore, quando tenta di riprodurre sulla tela o nel marmo quell’immagine ideale che, a lui, sembra reale. Anaogamente avviene per i personaggi creati dalla mente dell’autore drammatico, quando cerca di esprimerli in modo che possano essere sentiti anche da gli altri. Ma se questa sensazione di realtà è così forte nelle nostre menti finite, immaginiamo come dev’essere infinitamente più potente per quel che concerne le immagini mentali create nella mente dell’infinito! Per noi mortali il nostro universo mentale è l’unica realtà di cui abbiamo nozione, malgrado andiamo sempre più in alto, innalzandoci da piano a piano. Conoscerlo attraverso l’esperienza, significherebbe essere il TUTTO.
Naturalmente, più andiamo avanti sulla scala, più ci avviciniamo alla Mente Infinita, mentre ci diviene sempre più evidente la natura illusoria delle cose; nonostante ciò; ne rimarrà una pur minima traccia, finché il TUTTO non sarà giunto ad Incorporarci. Evitiamo di soffermarci troppo sull’evidenza dell’illusione, ma riconosciamo invece per vera la natura dell’universo e le sue leggi mentali, che dobbiamo adoperare per ricavare gli effetti migliori nella nostra ascensione onde passare più rapidamente ai piani supremi dell’Essere. Non perché questo ha una natura mentale, vengono meno le leggi dell’universo, poiché tutto, tranne il TUTTO, è soggetto ad esse.
Quel che si trova nella «MENTE INFINITA DEL TUTTO » è « reale » proporzionatamente alla realtà propria della sua natura.
Dato ciò, non bisogna mai essere insicuri o avere paura, poiché il TUTTO CI CONTIENE NELLA SUA MENTE INFINITA, e da nessuna cosa abbiamo da temere perché nulla ci può essere dannoso; niente e nessuno tranne il TUTTO ci può toccare. Questa deve, come abbiamo detto, essere la nostra sicurezza, sempre che si sia compreso quanto sopra indicato; la capacità di lasciarsi cullare dall’oceano della Mente Infinita, di addormentarsi con ogni conforto, nella Culla del Profondo. Ricordiamo che nel «TUTTO VIVIAMO, AGIAMO ED ABBIAMO LA NOSTRA ESSENZA».
Non perché sappiamo che essa è costituita da aggregati di elettroni e di energia in movimento rotatorio che vibrano incessantemente nelle formazioni atomiche, consideriamo la materia meno «materia, »! Così gli atomi, nella loro vibrazione, danno luogo alle molecole, che a loro volta formano strati di materie più grandi. Ma anche se ci rendiamo conto, grazie ai dettami ermetici, che le unità di elettroni costituenti le «forze », non sono altro che una manifestazione mentale del TUTTO, la materia continua ad avere per noi, le antiche caratteristiche.
Ma, come fa gran parte dei maestri di ermetismo, pur riconoscendo sul loro piano i fenomeni materiali, vi riesce a controllare la materia con l’applicazione di energie di specie più elevata.
Negare la esistenza della materia, nell’aspetto relativo, sarebbe pura follia. Si può non riconoscere il suo dominio su di noi, ed è giusto che sia così, ma non si può ignorarlo, nel suo aspetto relativo, almeno fin ché sostiamo sul suo piano.
Allo stesso modo, il sapere che le leggi di natura sono semplicissime creazioni mentali, non toglie nulla alla loro costanza o alla loro efficienza.
Il loro effetto si manifesta su diversi piani. Noi impariamo a servirci delle leggi più basse, applicando quelle più alte; né abbiamo altro mezzo per ottenere lo stesso effetto; però non possiamo sfuggire definitivamente alla legge o superarla completamente. Solo il TUTTO può farlo, perché il TUTTO è la LEGGE suprema da cui derivano le altre. I maestri di grado superiore hanno tutti quei poteri che noi, normalmente, riteniamo essere attributi esclusivi degli Dei, come ci sono, nella scala di valori potenziali della gerarchia della vita, esseri la cui potenza è superiore a quella dei più grandi maestri fra gli uomini, il cui potere è inconcepibile ai mortali; eppure, anche il più grande fra essi, deve sottostare alla Legge ed essere un « nulla » di fronte al TUTTO. Se quindi, anche questi esseri supremi con poteri superiori a quelli immaginati dagli uomini per i loro dei, devono sottostare alla « grande legge », consideriamo un attimo quanto sia presuntuoso l’uomo, quando osa considerare la natura con le sue leggi, come irreale, essendo il solo in grado di dire che le leggi sono di natura mentale e quindi solo delle creazioni del TUTTO. Ma queste leggi, che secondo i voleri dei TUTTO, sono leggi che «governano», non possono essere trascurate, né sfidate; finché esisterà l’universo, esse dureranno, poiché è grazie ad esse che l’universo esiste ed ha un riscontro, un’aderenza, in ogni sua parte.
Il principio ermetico del mentalismo non muta la vita, l’evoluzione, le Ieggi scientifiche dell’universo, pur spiegandone la sua vera natura.
La scienza stessa prende molto dagli insegnamenti ermetici. Da essi si può solo dedurre che la natura dell’universo è mentale, mentre la scienza d’oggi ci dice che essa è materiale, o meglio, « energia ».
L’ermetismo può benissimo affiancarsi a Spencer nel dire che c’è « un’energia eterna ed infinita da cui derivano tutte le cose ».
In effetti, gli ermetici riconoscono in Spencer e nella sua filosofia, l’espressione più alta e completa che l’umanità abbia mai posseduto delle leggi e dei processi naturali; anzi ritengono che il grande filosofo non sia altri che la reincarnazione di un filosofo antico, vissuto in Egitto migliaia d’anni or sono e che si è poi reincarnato nel filosofo greco Eraclito, vissuto intorno al 500 a.C. Il suo postulato dell’« energia eterna ed infinita » viene da esso visto sullo stesso filo dei dettami ermetici, cui aggiungono la loro dottrina particolare, per cui l’energia nominata da Spencer, è « l’energia della mente del «TUTTO». Servendosi della filosofia ermetica, chi si interessa di Spencer, potrà afferrare molte delle sue più care concezioni filosofiche, che rispecchiano inequivocabilmente i risultati della profondità della sua preparazione, resa possibile dalle sue precedenti incarnazioni.
Infatti le sue teorie sull’evoluzione e il ritmo, sono quasi in completo accordo con gli insegnamenti ermetici sullo stesso principio.
Per cui allo studioso ermetico non è chiesto di negare alcuna delle sue visioni scientifiche sull’universo e la sua natura. Gli è solo chiesto di ricordare il principio fondamentale:
«TUTTO E’ MENTE»,
«L’UNIVERSO E’ MENTALE ».
I rimanenti sei principi, combaceranno perfettamente con le sue cognizioni scientifiche, ed anzi, serviranno a rendere più chiari alcuni concetti oscuri.
Tutto questo non ci deve rendere perpIessi, basterà notare che la filosofia greca, su cui ha le sue basi ogni teoria scientifica moderna, molto derivò dall’antica filosofia ermetica.
L’unico grande punto di contrasto tra la scienza odierna e il pensiero ermetico, è l’accettazione del primo principio; per il resto, la scienza avanza gradatamente verso i postulati ermetici nel suo procedere attraverso tentativi, dall’oscurità in cui si trova, alla ricerca della verità.
Tutta questa lezione verte ad imprimere, nella mente del lettore, il concetto che l’universo, le sue leggi ed i suoi fenomeni, sono e debbono essere per l’uomo, tanto reali, sotto ogni riguardo, quanto lo sono secondo il materialismo i fautori dell’energetismo. Pur lasciando adito a qualsiasi ipotesi, non bisogna dimenticare che I’universo, visto esternamente, è mutabile, soggetto a flussi continui e del tutto transitorio, vale a dire, non-sostanziale ed irreale. Però, col tener conto dell’altra faccia della realtà e conservando le stesse ipotesi, siamo obbligati a VIVERE ed AGIRE come se, quel che sappiamo essere transitorio, fosse invece reale e sostanziale; ma con una differenza: nelle antiche credenze, il potere mentale era del tutto ignorato come forza naturale, ora, grazie al mentalismo, viene considerato la più grande forza naturale. Quest’unica differenza, per quelli che ne comprendono la portata, le leggi che ne conseguono, e la sua applicazione pratica, comporta tutto un ridimensionamento della vita stessa.
Così, quasi tutti gli studiosi riescono a comprendere i vantaggi del mentalismo ed imparano a conoscere e a rendersi padroni delle leggi che ne conseguono. Ma bisogna guardarsi dalla tentazione, che, come ammonisce il « Kybalion », opprime il mezzo-saggio, il quale, quasi ipnotizzato dall’apparente evanescenza delle cose, si muove come un sonnambulo in un mondo di sogni, inconsapevole ed ignaro della vita vissuta, e alla fine, « costretto dagli elementi ad infrangersi contro le rocce a causa della sua follia ».
Giusto sarebbe invece, seguire l’esempio dei saggi, che, come dice il « Kybalion », si servono della legge contro le leggi, di ciò che è più in alto contro ciò che è più in basso, e grazie all’alchimia, tramutano « quel che è indegno in degno e desiderabile, e giungono così al vero trionfo ».
Evitiamo quindi la mezza saggezza, (che equivale a follia) che non fa rendere conto che, la più alta saggezza, non consiste di sogni abnormi, visioni fantastiche, strani sistemi di vita; bensì d’impiego delle più alte energie contro le infime, « sottraendosi così ai dolori dei piani più bassi, con vibrazioni su quelli più alti ». Non dimentichiamo che «la trasmutazione è l’arma del maestro, non sciocca negazione ».

Quanto abbiamo sopra detto è stato preso dal Kybalion, quindi dev’essere ben ponderato.
Quello in cui viviamo, non è un mondo di sogni, bensì un universo che, pur essendo relativo, è per noi e la nostra vita, una realtà. Nostro dovere, nell’universo, non è negarne ma VIVERE l’esistenza, nell’osservanza e nell’uso delle sue leggi per salire a piani più elevati, nel vivere adoperandosi quanto più è possibile, senza tralasciare le circostanze che si presentano ogni giorno, per assurgere alle mete più alte.
A noi uomini di questo piano, non è dato di conoscere il vero significato della vita, anche se c’è qualche eccezione; ma le voci di maggior autorità, come pure il nostro intuito, almeno fino ad un certo punto, (in conformità ai nostri migliori istinti e all’armonicità dell’universo), ci insegnano a vivere secondo questi dettami, malgrado i tanti ostacoli che, sempre più numerosi, si frappongono sul nostro cammino. Tutti siamo sul sentiero, e tendiamo inesorabilmente verso l’alto, anche se a volte abbiamo bisogno di fermarci a riposare. Ricordare il messaggio del « Kybalion ».

Tratto da: Le Tavole Smeraldine di Thoth - TAVOLA VII
I Sette Signori
Ascolta, o uomo, e listati alla mia Voce.
Apri la tua mente-spazio e assorbi della mia saggezza.
Buio è il sentiero della vita che tu percorri.
Molte insidie giacciono sul tuo percorso.
Cerca tu sempre di meritare la più grande sapienza.
Raggiungila ed essa sarà luce sul tuo cammino.
Apri la tua ANIMA, o uomo, al Cosmico e lascialo fluire in unità alla tua ANIMA.
LUCE è eterna e tenebra è effimera.
Cerca sempre, o uomo, la LUCE.
Sappi che sempre come la Luce riempie la tua esistenza, così le tenebre per te scompariranno.

Apri la tua anima ai FRATELLI DELLO SPLENDORE.
Lasciali entrare e riempirti di LUCE.
Alza i tuoi occhi alla LUCE del Cosmo.
Sii sempre rivolto alla meta.
Solo guadagnando la luce di tutta la saggezza, sarai tu Uno con la meta Infinita.
Cerca sempre l'Unità eterna.
Cerca sempre la Luce nell'Uno.
Ascolta, o uomo, listati alla mia Voce cantando il canto della LUce e della Vita.
attraverso tutto lo spazio, la Luce è prevalente, circondando TUTTO con i suoi vessilli di fiamme.
Cerca per sempre nel velo delle tenebre, in qualche parte sicuramente troverai la Luce.
Nascosta e sepolta, dimenticata dalla conoscenza dell'uomo, profonda nel finito l'infinito esiste.
Perduto, ma esistente, scorrendo attraverso tutte le cose, vivendo in TUTTO è l'INFINITA MENTE.
In tutto lo spazio, c'è solo UNA saggezza.
Attraverso la netta apparenza, essa è UNO nell'UNO.
Tutto ciò che esiste viene avanti dalla LUCE, e la LUCE viene avanti dal TUTTO.
Ogni cosa creata è basata sull'ORDINE:
La LEGGE governa lo spazio dove l'INFINITO dimora.
Avanti dall'equilibrio vengono i grandi cicli, muovendo in armonia verso la fine dell'Infinito.

Sappi, o uomo che lontano nello spazio-tempo, l'INFINITO stesso cambierà.
Ascolta tu e listati alla Voce della Saggezza:
Sappi che TUTTO è del TUTTO per sempre.
Sappi che attraverso il tempo tu puoi inseguire saggezza e trovare sempre più luce sulla via.
Si, tu troverai che sempre sfuggente, la tua meta ti sfuggirà di giorno in giorno.
Molto tempo fà , nelle SALE DI AMENTI, Io, Thoth, sostavo dinanzi ai SIGNORI dei cicli.
Poderosi, LORO nei loro aspetti di potere; poderosi, LORO, nella saggezza rivelata.
Condotto dal Dimorante, prima ho visto loro.
ma più tardi ero libero della loro presenza, libero di entrare nel loro conclave a volontà.
Spesso ho viaggiato giù nel buio sentiero sino alle SALE dove la LUCE sempre risplende.

Sappi, o uomo che lontano nello spazio-tempo, l'INFINITO stesso cambierà.
Ascolta tu e listati alla Voce della Saggezza:
Sappi che TUTTO è del TUTTO per sempre.
Sappi che attraverso il tempo tu puoi inseguire saggezza e trovare sempre più luce sulla via.
Si, tu troverai che sempre sfuggente, la tua meta ti sfuggirà di giorno in giorno.
Molto tempo fà , nelle SALE DI AMENTI, Io, Thoth, sostavo dinanzi ai SIGNORI dei cicli.
Poderosi, LORO nei loro aspetti di potere; poderosi, LORO, nella saggezza rivelata.
Condotto dal Dimorante, prima ho visto loro.
ma più tardi ero libero della loro presenza, libero di entrare nel loro conclave a volontà.
Spesso ho viaggiato giù nel buio sentiero sino alle SALE dove la LUCE sempre risplende.

Negli uomini di questo ciclo la forza della vita è sfrenata, ma la vita nella sua crescita diviene uno con loro TUTTO.
Quì, Io manifesto in questo vostro ciclo, ma ancora io sono lì nel vostro tempo futuro.
Ancora a me, il tempo non esiste, perchè nel mio mondo il tempo non esiste, perchè informi siamo NOI.
Vita NOI non abbiamo ma abbiamo ancora esistenza, più piena e più grande e libera di voi.
L'uomo è una fiamma legata ad una montagna, ma NOI nel nostro ciclo saremo sempre liberi.
Sappi, o uomo, che quando tu sarai progredito dentro il ciclo che prolunga in alto, la vita stessa passerà alle tenebre e solo l'essenza dell'anima rimarrà.

Allora mi ha parlato il SIGNORE dell'OTTO dicendo:
Tutto ciò che conosci è una piccola parte.
Non hai ancora raggiunto il Grande.
Lontano fuori nello spazio dove LUCE esistenza suprema, io sono venuto nella LUCE.
Formato sono stato anch'io ma non come sei tu.
Corpo di Luce era la mia informe forma formata.
Non conosco io VITA e non conosco io MORTE, ancora maestro sono io di tutto ciò che esiste.
Cerca tu di trovare il sentiero attraverso le barriere.
Viaggia la strada che porta alla LUCE.

Mi ha parlato ancora il NOVE dicendo:
cerca tu di trovare il sentiero dell'aldilà.
Non è impossibile crescere alla coscienza superiore.
Perchè quando DUE sono diventati UNO e UNO è diventato il TUTTO, sappi che le barriere si sono alzate, e tu sei divenuto libero sulla strada.
Cresci dalla forma al senza forma.
Libero puoi tu essere sul cammino.
Così attraverso le età Io ho dato ascolto,
apprendendo la via al TUTTO.
Ora innalzo i miei pensieri a TUTTE LE COSE.
Listati e ascolta quando esse chiamano.

O LUCE, tutto pervadente, UNO con TUTTO e TUTTO con UNO, fluisci a me attraverso il canale.
Entra in me perchè io possa essere libero.
Fammi UNO con l'ANIMA TUTTO, splendente dal buio della notte.

Libero lasciami essere in tutto lo spazio-tempo, libero dal velo della notte.
Io, un figlio della LUCE, comando:
Libero dalle tenebre devo essere.
Informe sono io all' Anima-Luce, informe ancora splendente di Luce.
Conosco io i legami del buio devono rompersi e cadere davanti alla luce.
Ora io dò questa saggezza.
Libero puoi essere, o uomo, vivente nella luce e nello splendore.
Non togliere lo sguardo dalla Luce.
La tua anima dimora nei regni dello splendore.
Tu sei un figlio della Luce.

Volgi i tuoi pensieri interiormente e non all'esterno.
Trova all'interno la tua Anima-Luce.
Sappi che tu sei un MAESTRO.
Tutto è portato dall'interiorità.
Cresci tu nel regno dello splendore. alla gloria Mantieni il tuo pensiero sulla Luce.
sappi di essere uno con il Cosmo, una fiamma e un Figlio della Luce.
Ora te ho dato avvertimento:
Non lasciare il pensiero tornare indietro.
Sappi che lo splendore fluisce nel tuo corpo per sempre.
Non tornare ai FRATELLI-TENEBRE che vengono dai FRATELLI-BUIO.
Ma tieni i tuoi occhi sempre alzati, la tu anima in sintonia con la Luce.

Prendi tu questa sapienza e conservala.
Listati alla mia Voce e obbedisci.
Segui il sentiero alla gloria, e tu sarai UNO con la via.

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