Leonardo da Vinci - Aforismi, Novelle, Profezie (II° Parte)

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AFORISMI E PROVERBI SULL’UOMO

Chi tempo ha e tempo aspetta, perde l’amico e danari non ha mai.

Il giudizio nostro non giudica le cose fatte in varie distanzie di tempo nelle debite e propie lor distanzie, perché molte cose passate di molti anni parranno propinque e vicine al presente, e molte cose vicine parranno antiche, insieme coll’antichità della nostra gioventù, e così fa l’occhio infra le cose distanti, che per essere alluminate dal sole, paiano vicine all’occhio, e molte cose vicine paiano distanti.

La somma filicità sarà somma cagione della infelicità, e la perfezion della sapienza cagion della stoltizia.

Ogni parte ha inclinazion di ricongiugnersi al suo tutto per fuggire dalla sua imperfezione.
L’anima desidera stare col suo corpo, perché, sanza li strumenti organici di tal corpo, nulla può oprare né sentire.

O tempo, consumatore delle cose, e, o invidiosa antichità, tu distruggi tutte le cose, e consumate tutte le cose dai duri denti della vecchiezza, a poco a poco, con lenta morte. Elena, quando si specchiava, vedendo le vizze grinze del suo viso fatte per la vecchiezza, piagne, e pensa seco perché fu rapita du’ volte.

L’età che vola discorre nascostamente e inganna altrui, e niuna cosa è più veloce che gli anni, e chi semina virtù fama raccoglie.

Raro cade chi ben cammina.

Si come l’animosità è pericolo di vita, così la paura è la sicurtà di quella.

L’omo e gli animali sono propio transito e condotto di cibo, sepoltura d’animali, albergo de’ morti, facendo a sé vita dell’altrui morte, guaina di corruzione.

O dormiente. O che cosa è sonno? Il sonno ha similitudine con la morte. O perché non fai adunque tale opra, che dopo la morte tu abbi similitudine di perfetto vivo, che vivendo farsi col sonno simile ai tristi morti?

Dov’entra la Ventura, la ‘nvidia vi pone lo assedio e lo combatte, e dond’ella si parte vi lascia il dolore e il pentimento.

Molti ci gabbano.

A torto si lamentan li omini della fuga del tempo, incolpando quello di troppa velocità, non s’accorgendo quello essere di bastevole transito; ma bona memoria, di che la natura ci ha dotati, ci fa che ogni cosa lungamente passata ci pare esser presente.

Le minacce sol son arme dello imminacciato.

Ecci una cosa, che quanto più se n’ha di bisogno, più si refiuta; e questo è consiglio, mal volentieri ascoltato da chi ha più bisogno, cioè dagli ignoranti. Ecci una cosa che quanto più n’hai paura e più la fuggi, più te l’avvicini; e questo è la miseria , che quanto più la fuggi più ti fai misero e sanza riposo.

Alli ambiziosi, che non si contentano del benefizio della vita, né della bellezza del mondo, è dato per penitenzia che lor medesimi strazino essa vita, e che non possegghino la utilità e la bellezza del mondo.

L’ordinare è opra signorile, l’oprare è atto servile.

Acquista cosa nella tua gioventù che ristori il danno della tua vecchiezza. E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza, adoprati in tal modo in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento.

La pazienza fa contra alle ingiurie non altrementi che si faccino i panni contro del freddo; imperò che se ti multiplicherai di panni secondo la multiplicazione del freddo, esso freddo nocere non ti potrà; similmente alle grandi ingiurie cresci la pazienza, esse ingiurie offendere non ti potranno la tua mente.

Quando io crederò imparare a vivere, e io imparerò a morire.

Aristotile nel terzo dell’Etica: l’uomo è degno di lode e di vituperio solo in quelle cose che sono in sua potestà di fare e di non fare.

Quando Fortuna vin, prendila [a] man salva, dinanti dico, perché direto è calva..

Si come il ferro s’arrugginisce sanza esercizio, e l’acqua si putrefà o nel freddo s’addiaccia, così lo ‘ngegno sanza esercizio si guasta.

Mal fai se laldi, e pegio istu riprendi la cosa, quando bene tu no la ’ntendi.

Beata è quella possessione, che vist’è da l’occhio del padrone.

Amor ogni cosa vince.

Questo per isperienza è provato, che chi non si fida mai sarà ingannato.

Non mi sazio di servire.

Ostinato rigore. Destinato rigore.
No’ si volta chi a stella è fisso.

Ogni impedimento è distrutto dal rigore.

Chi vol essere ricco in un dì è impiccato in un anno.

Orazio: Iddio ci vende tutti li beni per prezzo di fatica.

Il foco è da esser messo per consumatore d’ogni sofistico e scopritore e dimostratore di verità, perché lui è luce, scacciatore delle tenebre occultatrici d’ogni essenzia.

La verità al fine non si cela; non val simulazione.
Simulazion è frustrata avanti a tanto giudice.

L’omo ha desiderio d’intendere se la femmina è cedibile alla dimandata lussuria, e intendendo di sì e come ell’ha desiderio dell’omo, elli la richiede e mette in opera il suo desiderio, e intender nol pò se non confessa, e confessando fotte.

Salvatico è quel che si salva.

Da Cornelio Celso. Il sommo bene è la sapienza, il sommo male è il dolore del corpo. Imperochè essendo noi composti di due cose, cioè d’anima e di corpo, delle quali la prima è migliore, la peggiore è il corpo, la sapienzia è della miglior parte, il sommo male è della peggior parte e pessima. Ottima cosa è nell’animo la sapienza. Così è pessima cosa nel corpo il dolore.
Adunque siccome il sommo male è ‘l corporal dolore, così la sapienza è dell’animo il sommo bene, cioè de l’om saggio, e niuna altra cosa è da a questa comparare.

La stoltizia è scudo della vergognia, come la improntitudine della povertà.

Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire.

L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.

La vita bene spesa lunga è.

Lo corpo nostro è sottoposto al cielo, e lo cielo è sottoposto allo spirito.

Discernere, giudicare, consigliare sono atti umani.

Un vaso rotto crudo si può riformare, ma il cotto no.
Molte volte una medesima cosa è tirata da due violenzie, cioè necessità e potenzia: l’acqua piove, la terra la sorbisce per necessità d’omore, el sole l’asciuga non per necessità ma per potenzia.

L’anima mai si può corrompe[re] nella curuzzion del corpo, ma sta nel corpo a similitudine del vento ch’è causa del sono de l’organo, che guastandosi una cana no’ resultava per quella, del vento buono effetto.

E questo omo ha una somma pazzia, cioè che sempre stenta per non istentare, e la vita se li fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati.

La natura pare qui in molti o di molti animali stata più presto crudele matrigna che madre, e d’alcuni non matrigna, ma piatosa madre.

Io t’ubbidisco, Signore, prima per l’amore che ragionevolmente portare ti debbo, secondaria ché tu sai abbreviare o prolungare le vite a li omini.

Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di destri chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta.

Tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro.

Tanto è a dire ben d’un tristo, quanto a dire mal d’un bono.

La memoria dei beni fatti, appresso l’ingratitudine, è fragile.

Reprendi l’amico tuo in segreto e laldalo in paleso.

Non esser bugiardo del preterito.

Chi teme i pericoli non perisce per quegli.

Lussuria è causa della generazione.

Gola è mantenimento della vita.

Paura over timore è prolungamento di vita.

Dolor è salvamento dello strumento.

Ogni danno lascia dispiacere nella ricordazione, salvo che ‘l sommo danno, cioè la morte che uccide essa ricordazione insieme colla vita.
Nessuna cosa è da temere quanto la sozza fama.

Questa sozza fama è nata da’ vizi.

Il voto nasce quando la speranza more.

La ‘nvidia offendo con la finta infamia, cioè col detrarre, la qual cosa spaventa la vertù.

La fama vola e si leva al cielo, perché le cose vertudiose sono amiche a Dio.

La infamia sottosopra figurare si debbe, perché tutte le sue operazioni sono contrarie a Dio e inverso l’ìnferi si dirizzano.

Facciàno nostra vita coll’altrui morte.

Ogni cosa per distirpare il tristo.

Ogni torto si dirizza.

Cogli la gremigna perchè le bon’erbe crescino.

Tal fia il getto qual fia la stampa.

Di lieve cosa nascesi gran ruina.

Costanzia: non chi comincia, ma quel che persevera.

Al cimento si conosce il vero oro.

L'acqua che trabocca sopra i sua ripari, quegli discalza e ruina dalla opposita parte.

Dimanda consiglio a chi ben si corregge.

Giustizia vol potenzia, intelligenzia e volontà, e si assomiglia a're delle ave.

Chi non punisce il male, comanda che si facci.

Chi piglia la biscia per la coda, quella poi lo morde.

Chi cava la fossa, questa gli ruina addosso.

Chi scalza il muro, quello gli cade addosso.

Chi taglia la pianta, quella si vendica con la sua ruina.

Al traditore la morte è vita, perché se usa lialtà non gli è creduta.

Non si po' aver ragione né minor signoria che quella di se medesimo.

Più facilmente si contasta al principio che alla fine.

Nessun consiglio è più leale che quello che si dà dalle navi che sono in pericolo.

Aspetti danno quel che si regge per giovane in consiglio.

Chi poco pensa molto erra.

Chi non raffrena la volontà colle bestie s'accompagni.

Chi non stima la vita, non la merita.

Sicome il mangiare sanza voglia fia dannoso alla salute, così lo studio sanza desiderio guasta la memoria, e no' ritiene cosa ch'ella pigli.

Non si dimanda ricchezza quella che si può perdere. La virtù è vero nostro bene ed è vero premio del suo possessore: lei non si può perdere, lei non ci abbandona, se prima la vita non ci lascia. Le robe e le esterne devizie sempre le tieni con timore, ispesso lasciano con iscorno e sbeffato il loro possessore, perdendo lor possessione.

Tal'è 'l mal che non mi noce, quale il bene che non mi giova: li giunchi che ritengono le pagliucole che l'anniegano.

Chi altri offende, sé non sicura.

La verità sola fu figliola del tempo.

La paura nasce più tosto che altra cosa.

L'uomo ha grande discorso del quale la più parte è vano e falso, li animali l'hanno piccolo ma è utile e vero; e meglio è la piccola certezza che la gran bugia.

Sempre le parole che non saddisfanno all'orecchio dello alditore li danno tedio over rincrescimento; e l'segno di ciò vedrai spesse volte tali ulditori essere copiosi di sbavigli. Adunque tu che parli dinanti a omini di cui tu cerchi benivolenzia, quando tu vedi tali prodigi di rincrescimento, abrevia il tuo parlare o tu muta ragionamento; e se tu altrementi farai, allora i' loco della desiderata grazia, tu acquisterai odio e nimicizia.

E se vòi vedere di quel che un si diletta, senza udirlo parlare, parla con lui mutando diversi ragionamenti; e quel dove tu lo vedi stare intento, sanza sbavigliamenti o storcimenti di ciglia o altre varie azione, sia certo che quella cosa di che si parla è quella di che lui si diletta, ecc.

Per lo spino, insiditoli sopra boni frutti, significa quello che per sé non era disposto a virtù, ma mediante l'aiuto del precettore dà di sé utilissime virtù.

Non si debba desiderare lo impossibile.

Fine II° Parte

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